Giocati i quarti di finale del Roland Garros 2020: Nadal-Schwartzman e Djokovic-Tsitsipas saranno le semifinali

8 Ottobre 2020
Sandro Columbaro

Thiem, finalista delle ultime due edizioni, perde da Schwartzman.

Agli organizzatori del Roland Garros la pandemia da Covid-19 che ha colpito in modo inaspettato le nostre vite lasciando lutti e dolore ovunque, cambiando le abitudini e scalfendo per sempre le certezze, ha concesso solo due opzioni.
La strada senza alcun rischio che ha seguito Wimbledon, dove si tornerà a giocare la prossima estate, forte di un’assicurazione che gli ha permesso di non perderci un penny, oppure scegliere una data autunnale annunciata, inaspettatamente, senza sentire gli organi internazionali.
E’ intervenuta l’Atp colta inizialmente impreparata e dopo diverse riunioni, considerando le esigenze anche degli altri tornei che avevano deciso di non demordere nonostante le grandi difficoltà, per buona pace di tutti si è deciso di giocare il Roland Garros 2020 durante queste due settimane autunnali non risparmiate dal freddo, dalla pioggia e dal vento al culmine di un vero tour de force che ha visto lo svolgimento in sequenza dei tornei di Cincinnati e di Flushing Meadows giocati a New York, degli Internazionali d’Italia e dell’Open Europeo di Amburgo, prima di chiudere la stagione con alcuni tornei nei palazzetti delle città europee e l’ultima edizione londinese delle Atp Finals.
I player sono quindi passati dal lockdown, per ognuno diverso a seconda della propria sede di residenza, a molti tornei-esibizione – di alcuni avremmo fatto tranquillamente a meno – necessari per riabituarsi al clima agonistico, fino a giocare in questi ultimi mesi un fuoco di partite che hanno lasciato morti e feriti come su un sentiero di guerra.

Date queste premesse e considerando che siamo in un periodo di passaggio nel quale la generazione dei trentenni, Djokovic e Nadal a parte, sta lasciando suo malgrado il posto ai next-gen o quasi, è interessante capire quello che abbiamo visto di veramente nuovo in questa seconda settimana dello Slam parigino.
Lo scorso anno arrivarono tra i primi sedici solo tre giovani: Tsitsipas che perse agli ottavi da Wawrinka in un match spettacolare e appassionante finito 8-6 al quinto, Sascha Zverev per la seconda volta ai quarti del Roland Garros dove perse abbastanza nettamente da Djokovic e Khachanov, anche lui negli otto, che perse in tre set da Thiem.
Quest’anno la musica è sicuramente cambiata. Basta dare uno sguardo al tabellone per rendersi conto che tra alti e bassi una nuova generazione di talenti nata a cavallo tra la fine del ’900 e l’inizio del 2000 si è già prepotentemente affacciata.

Quanti prima di questo Roland Garros avevano visto giocare Hugo Gaston e Sebastian Korda, entrambi nati nel nuovo millennio?
Gaston, utilizzando la palla corta non come un diversivo ma come una regola di vita tennistica stava per fare a Thiem lo stesso scherzetto che aveva combinato due giorni prima a Wawrinka. Non gli è riuscito perché sul 3-3 del quinto set la smorzata ha improvvisamente smesso di funzionare.
Il viso di Dominic all’uscita dal campo assomigliava a quello di chi si è salvato da una tormenta che l’ha colto improvvisamente per strada in una giornata che prometteva sole e caldo: piovevano smorzate che lo hanno portato a rete una serie infinita di volte. Per il due volte finalista del Roland Garros e recente vincitore di Flushing Meadows non credo sia stato piacevole vedersi infilare da continui lob giocati spesso – lesa maestà – al volo.
Per fortuna di Dominic il ragazzino francese, vent’anni compiuti durante il Roland Garros e n°239 della classifica mondiale prima che il torneo iniziasse, ha servizi meno veloci di Serena e due fondamentali ancora da giocatore Challenger. Sa inventare tennis e divertire come pochi sono riusciti in queste due settimane, ma non basta una serie infinita di tocchi da giocoliere per diventare un campione. Campione che i francesi aspettano con trepidazione ora che Gasquet, Tsonga e Monfils stanno andando in pensione e la Coppa dei Moschettieri non viene alzata da un transalpino dal 1983.

Stesso esito ma partita ben diversa quella giocata da Sebastian Korda contro Nadal, il match meno incerto degli ottavi di finale. Lo si è visto in campo ma lo si sapeva anche prima d’incominciare. Solo all’inizio del terzo set – i primi due si sono chiusi 6-1 6-1 – è arrivato un break a favore del figlio di Petr che comunque non credo abbia illuso nessuno, nemmeno Sebastian il cui idolo è proprio lo spagnolo tanto che ha chiamato il suo gatto Rafa. Nadal si è ripreso in fretta il break con gli interessi strappando due volte il servizio al suo giovane avversario.

Ancora più giovane di Gaston e Korda è Jannik Sinner, 19 anni compiuti ad agosto, che ha altre aspettative e speranze di ben figurare nel prossimo futuro. Mentre il francese e lo statunitense sono due giocatori che devono ancora scalare la classifica mondiale e crearsi una identità precisa di tennisti, l’altoatesino è già competitivo ai massimi livelli. Lo si era già visto sul finire dello scorso anno, ma questo Roland Garros ci ha dato un ulteriore elemento sulla sua crescita che pochi sapevano: Sinner gioca bene anche sul rosso nonostante rimanga un giocatore che per caratteristiche tecniche prediliga il veloce dei campi indoor e il cemento outdoor.
Per farsi il regalo d’incontrare per la prima volta Nadal Jannik ha dominato negli ottavi Zverev, il player che a vent’anni battendo Djokovic vinse gli Internazionali d’Italia e nei confronti del quale fino ad un paio di anni fa non trovavi nessuno pronto a scommettere per una carriera che non fosse quella da numero 1 del mondo.
Negli ultimi ventiquattro mesi il vento caldo del tennis ha incominciato a spirare verso altre direzioni: Medvedev, Tsitsipas e oggi Sinner, più giovane di ben quattro anni, lo hanno superato. I primi due anche ufficialmente, il nostro solo sul campo in attesa che il sorpasso avvenga anche con i numeri.
Dopo aver reso inoffensivo Sascha nei primi due set, costringendolo a remare molto lontano dalla linea di fondo, solo sul 4-4 del terzo set, il ragazzo della Val Pusteria, facendosi recuperare da 40-15, ha mandato il suo avversario a servire per il set che a suon di prime, ma non senza difficoltà, ha vinto per 6-4. Jannik è poi ripartito subito forte al quarto, 2-0 4-1, per chiudere 6-3.
Non vi ho detto che prima del match avrei considerato la vittoria del tedesco una sorpresa. Vi sembra normale vista la classifica attuale di entrambi? Quando si parla di Sinner lo è.
Era difficile pensare che Sinner, alla prima esperienza del Roland Garros, potesse sorprendere Nadal che era al suo centesimo incontro su quei campi.
E’ andato a servire per il primo set sul 6-5 e si è trovato in vantaggio sul 3-1 nel secondo. Ha perso in entrambi perché ha dimostrato minore esperienza – c’era qualcuno che sperava diversamente? – e non è riuscito a concretizzare le opportunità che aveva saputo ottenere. Anche la sfortuna ha fatto la sua parte, un paio di nastri a suo sfavore in momenti importanti hanno contribuito a decidere le sorti del match.
Nei primi due set, non me ne vogliano i nadaliani, ha giocato alla pari, forse meglio, ma come ha dimostrato il terzo dove Rafa ha alzato il suo livello di vincenti e diminuito gli errori grazie anche ad un naturale calo, forse più psicologico che fisico di Sinner, il ragazzo di San Candido non sarebbe stato in grado di vincere il match.
Attendiamolo con le giuste aspettative all’Australian Open dove avrà gli occhi puntati di tutto il mondo tennistico.

sinner

Dicevo di Tsitsipas che oramai ha superato Sascha Zverev sia in classifica che nel rendimento in campo pur essendo di un anno più giovane e arrivato al grande tennis da molto meno tempo. Sembrano avviati verso due carriere differenti: per il greco, grazie anche ad una regolarità di rendimento e capacità di giocare su tutte le superfici, ipotizzo entro il 2022 un primo posto nella classifica mondiale, mentre per il tedesco toccherà oggi a Ferrer domani forse a qualcun altro mettere le mani sul suo gioco diventato tremebondo.
Stefanos giocherà la seconda semifinale in un torneo dello Slam dopo quella raggiunta nel 2019 in Australia.
Negli ottavi ha sconfitto in una partita che speravo più bella Dimitrov che ormai sembra aver perso la vena per tornare tra i primissimi. I suoi colpi sono sempre brillanti, un vero spettacolo di armonia e fluidità, ma secondo me incomincia a pesare la fatica psicologica di non essere arrivato dove molti gli pronosticavano. Troppi gli errori gratuiti, troppi i momenti nei quali i  cali di concentrazione finiscono per destabilizzarlo, troppi gli avversari giovani che deve affrontare in ogni torneo per arrivare in finale. Il match con Tsitsipas, dove c’è stata battaglia solo nel secondo set perso al tie-break, dimostra che quello che sto dicendo non è poi così lontano dal vero.

Nelle ultime due settimane Tsitsipas e Rublev hanno avuto destini che si sono incrociati più volte. Domenica 27 settembre  si sono incontrati nella finale dell’European Open di Amburgo. La vittoria del moscovita è stata meritata. Il martedì successivo hanno rischiato entrambi di uscire al primo turno: Andrej da Querry, Stefanos da Munar. Il quinto set li ha salvati dopo essersi trovati ad un passo dal burrone. Nel proseguo del torneo il greco ha sempre vinto per tre set a zero, mentre il russo è andato al quarto set sia con Davidovich senza rischiare quasi nulla, che con Fucsovics, il giustiziere di Medvedev, con il quale ha dovuto affrontare una battaglia durata circa quattro ore e giocata molto bene da entrambi. L’ungherese può senz’altro recriminare perché si è trovato spesso in vantaggio e ha fatto qualche errore di troppo nei momenti decisivi.

Nella rivincita dei quarti di finale tra i due ex next–gen, che tuttavia rispetto alla finale di Amburgo valeva un perù, ha vinto il giocatore migliore: alternanza di colpi da ogni e in ogni direzione, in slice e in top spin, veloci cambi di direzione, servizi vincenti, palle corte e discese a rete hanno smontato pezzo a pezzo le sicurezze del russo che si sono basate quasi esclusivamente su un gran diritto abbastanza monotono che nel secondo e terzo set è andato fuori giri. Il moscovita deve recriminare sul modo nel quale ha perso il primo set, ma non credo che la partita avrebbe tuttavia avuto un esito diverso. Troppo potente e fantasioso il giocatore di Atene!

Schwartzman raggiungendo le semifinali dopo la finale persa contro Djokovic agli Internazionali d’Italia sta dimostrando non solo di essere in forma ma di avere raggiunto con un gran lavoro e spirito di sacrificio una consapevolezza mentale e tecnica che lo pone come avversario temibilissimo per tutti.
Dopo una prima settimana nella quale non ha ceduto nemmeno un set, el Peque ha incontrato Sonego.
Due i momenti decisivi dell’incontro. Il primo in occasione dell’interruzione per pioggia quando Lorenzo serviva sull’1-2 del primo set. Al rientro l’equilibrio dei primi game, il torinese era entrato molto bene in partita, si è rotto a favore dell’argentino che ha conquistato velocemente i primi due set. Il secondo nel terzo sul 3-3 quando Sonego ha strappato il servizio a zero al giocatore di Buenos Aires cullando forse il sogno di prolungare il match. Diego ha ripreso il comando della partita vincendo  gli ultimi tre giochi.
Sonego chiude questa edizione del Roland Garros con il miglior risultato in carriera e senza dover recriminare nulla visto come ha giocato Schwartzman nei quarti contro il suo amico Thiem.

Il tie-break del quarto set tra Diego e Dominic in vantaggio per due set a uno dopo un alternarsi di break e contro break che hanno reso il match equilibrato e palpitante ma non  veramente bello dal punto di vista tecnico è stato il momento deciso dell’incontro, quello che ha determinato la più grande sorpresa dei quarti di finale.
Gli errori  commessi dall’austriaco nella parte finale del tie-break dove si è fatto superare dipendono in buona parte dallo sforzo estremo che aveva fatto per battere al quinto set Gaston. Schwartzman,  sicuramente più fresco e carico, ha fatto bene a crederci anche quando le speranze sembravano spegnersi lentamente. Il quinto set è stato per l’austriaco una lenta agonia dalla quale non si è più ripreso dopo aver ceduto il servizio nel sesto game.
Rivedremo così la semifinale del Foro ma credo un altro Nadal, più preparato fisicamente e disposto a ogni supplizio – freddo, pioggia, vento – pur di giocarsi il suo tredicesimo titolo.

schwartzman

Ai quarti si sono ritrovati di fronte Djokovic e Carreño dopo la brusca interruzione del match di New York.
Negli ottavi Carreño aveva battuto abbastanza facilmente – solo il secondo set era andato per le lunghe – Altmaier giocatore tedesco di origine russa che in pochi, anche tra gli addetti ai lavori conoscevano. Il ventiduenne che aveva sorpreso i tifosi italiani sconfiggendo nettamente Berrettini, con Carreño non è mai entrato veramente in partita. Lo spagnolo è riuscito a tenerlo sempre a debita distanza e a fargli saltare i giri del motore: diritti troppo spesso fuori misura e poca ricerca delle variazioni vincenti contro un giocatore che fa della regolarità il suo totem tennistico.

Che Khachanov non avesse alcuna chance con Djokovic visti i risultati  raggiunti dal giocatore moscovita – uno dei pochi tra gli ex next-gen ad aver deluso negli ultimi due anni – lo sapevano tutti. Il campo ha confermato che tra i due player le distanze si sono allungate. Nel 2018 Karen sconfisse Nole alla finale di Parigi-Bercy.
Carreño non è un avversario facile per Djokovic. A New York il nervosismo che portò come conseguenza a quel gesto da monellaccio che tutti ricordano e alla conseguente esclusione dal torneo era probabilmente frutto di una condizione fisica non ottimale e di una certa difficoltà che il serbo incontra quando gioca con Carreño che lo costringe a pensare molto e a cercare il massimo dalla sua prestazione per trovare le soluzioni vincenti. Anche in questo match Nole non era in forma smagliante e lo si è visto fin dalle prime battute.
Dopo aver meritato il primo set, Pablo non è riuscito a far sua nessuna delle due palle break che si è procurato nel secondo. Da quel momento il match è girato a favore del serbo che come d’incanto ha ritrovato la prima, grande assente nel primo set,  e i suoi colpi vincenti.
Non si deve pensare tuttavia che la partita sia stato per Djokovic una passeggiata: game lunghi e palle break da entrambe le parti. Carreño è un muro difficile da scavalcare per chiunque. Nole esausto a fine incontro lo ha sicuramente capito.
Sfiderà Tsitsipas nella seconda semifinale, non sarà una partita scontata.

Leggi anche Sorteggiato il tabellone del Roland Garros 2020. Sarà una finale Djokovic-Nadal?
Leggi anche La prima settimana del Roland Garros 2020
Leggi anche Nadal vince il tredicesimo titolo al Roland Garros 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *